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L'Isola di Salina

I Greci la chiamavano Didyme (=gemelli) per la sua particolare forma dovuta a due rilievi vulcanici separati da una sella, l’altopiano di Valdichiesa.
Il suo attuale nome deriva da un laghetto salmastro costiero nella frazione di Lingua, che un tempo era utilizzato come salina.
Salina è l’isola più fertile delle Eolie, la più verde e tranquilla, permeata da un senso di serenità e bellezza che ha affascinato anche Massimo Troisi, che qui ha girato Il Postino, il suo ultimo film. Nell’ambito dell’arcipelago delle Isole Eolie, Salina occupa il secondo posto per estensione con km 26,8 e per numero di abitanti.
Salina e i suoi 3 comuni

Dal punto di vista amministrativo, mentre tutte le altre 6 Isole Eolie formano un unico comune, quello di Lipari, nell’isola di Salina vi sono ben tre comuni: Santa Marina Salina, Leni e Malfa.
Santa Marina è la frazione principale di Salina col porto e il porticciolo turistico;
Leni, la greca Lenoi dal nome dei contenitori per la pigiatura dell’uva, comprende lo scalo marittimo e la spiaggia di Rinella e l’abitato di Valdichiesa;
Malfa deve il suo nome probabilmente ad un gruppo di Amalfitani qui emigrati nel XII sec. attirati dalle agevolazioni e dalle concessione date dai normanni per ripopolare le Isole Eolie. A Malfa si coltivano i vigneti di malvasia, i capperi e viene prodotta l’uva passa (passulina).
Malfa comprende anche la pittoresca frazione di Pollara., un anfiteatro naturale a strapiombo sul mare, con le sue piccole case sparse che ospitano 60 persone: Pollara è quanto rimane del più vasto cratere delle Eolie, con un diametro di più di 1 km. La baia di Pollara è chiusa a nord dal Perciato, un promontorio forato dal mare: nel tufo della costa sono visibili i magazzini e i rifugi delle barche scavati dai pescatori.
 
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Il film

Nel 1994 è stato ambientato a Pollara il film Il Postino, tratto da un romanzo di Antonio Skarmeta, ispirato all’esilio di Pablo Neruda e interpretato da Massimo Troisi e Philippe Noiret. La casa in cui sono state effettuate le riprese è ogni anno meta di tanti visitatori affascinati dal film, dalla tranquillità del luogo, dagli odori e dai colori di ginestre, eriche e fiori di cappero.
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Cenni geologici

Salina è costituita da due gruppi di rilievo: a Est Monte Fossa delle Felci e Monte Rivi uniti tra loro da un crinale; a ovest Monte dei Porri. I due gruppi sono uniti dalla depressione di Valdichiesa.
Tre principali formazioni geologiche costituiscono l’isola: due di età pleistocenica e una di età wurmiana. Il Monte Rivi costituisce la prima formazione, il Monte Fossa delle Felci la seconda, il Monte dei Porri la terza. Sul versante occidentale si apre un ampio cratere solo in parte conservato, sul fondo del quale si trova l’abitato di Pollara.
L’isola è costituita da sei vulcani. I più antichi localizzabili a Pizzo di Corso e a Monte Rivi sono poco riconoscibili mentre Fossa delle Felci e Monte dei Porri conservano una forma quasi perfetta.
L’eruzione più recente a carattere esplosivo con produzione di grandi depositi pomicei, si verificò circa 13 mila anni fa e formò il cratere semicircolare di Pollara.
Dell’attività endogena rimangono in atto alcuni modesti fenomeni post-vulcanici: una sorgente termale che sgorga in località Pertuso e gli "sconcassi" che si verificano in prossimità di Rinella e consistono in una copiosa emanazione submarina di gas (idrogeno solforato) e di vapori. L’esalazione, quando si accentua, determina lo sconvolgimento del fondo del mare.
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La Riserva Naturale

Le alte pendici dell’isola di Salina sono ammantate di felci, pioppi, castagni e della tipica macchia mediterranea con ginestre, mirti e corbezzoli. Le medie e basse pendici sono terrazzate e cosparse di cespugli di capperi, fichi d’india, frutteti, oliveti, vigneti. Salina è la maggiore produttrice di malvasia, il dolce vino giallo dorato e d’intenso aroma, ed è famosa anche per la produzione e l’esportazione dei capperi.
Purtroppo varie zone coltivabili sono state abbandonate in seguito al fenomeno dell’emigrazione comune anche alle altre isole dell’arcipelago eoliano.
Salina è l’isola ideale per le passeggiate e per il trekking. Ad esempio, salendo sulla sommità della Fossa delle Felci, il tetto di Salina, il vulcano più alto dell’arcipelago delle Eolie (968 mt), con un cratere profondo 100 mt e di 600/700 mt di diametro, si può ammirare l’isola nella sua interezza, tutte le altre Isole Eolie e le coste della Sicilia con l’Etna. La passeggiata di trekking, tra sentieri e scalini di pietra, dà una sensazione di pace e tranquillità, al cospetto di pini, querce centenarie, rarissimi lecci secolari e arbusti sempreverdi di più giovane generazione: ci si sente parte di un meraviglioso e complesso mondo, meritevole del più profondo rispetto. Quasi in cima, dopo la fascia tagliafuoco, la fitta vegetazione lascia posto a steppa e rocce, e al Falco della Regina, simbolo di Salina per i naturalisti, dalle spettacolari tecniche di volo e dall’imponente apertura alare, uccello molto raro. Dopo la steppa, le felci, prima rare e basse, poi sempre più grandi e numerose. Il cratere della Fossa è invaso dalle felci e da enormi castagni, in un paesaggio che riporta al mondo di gnomi, folletti e fate, tra ghiri e conigli selvatici: sembra che la natura ci inviti a gioire della sua magnificenza, dimenticando tristezze, dolori e delusioni...
Il viaggio di circumnavigazione dell’isola offre colpi d’occhio indelebili per le sue coste alte e solenni, per i suoi caratteristici terrazzi d’emersione, per le ridenti spiaggette e per i centri abitati dalle tipiche casette bianche adagiati lungo il mare o a mezza costa.
L’architettura tipica delle case dell’isola non ha ancora subito delle modificazioni notevoli. Il tipo prevalente delle abitazioni è dato da fabbricati a piano terreno unico con tetto a terrazzo e pergolato sorretto da colonne. Solo nei centri urbani vi sono case su due piani.
Salina è un’isola molto pittoresca e riesce agevole ammirare le sue bellezze panoramiche anche grazie all’efficiente rete di strade che mettono in comunicazione le varie località: la rotabile costiera che collega Santa Marina a Lingua (a sud) e a Malfa (a Nord-ovest); la rotabile che attraversa Valdichiesa e raggiunge Leni e l’approdo di Rinella; la deviazione che da Mafa porta a Pollara.
Il mare attorno a Salina è ricco di “cicirella” sauri acciughe sardine occhiate e ope.
Il notevole patrimonio naturale animale e vegetale delle montagne Fossa delle Felci e dei Porri è protetto dalla Riserva Naturale Orientata.
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Cenni storici

Nell’isola di Salina sono stati identificati due insediamenti dell’età del bronzo, sulla costa orientale. Il primo sulla Serra dei Cianfi fiorito nell’età di Capo Graziano (fra il XVIII e il XV sec. a.C.) e agli inizi della successiva età del Milazzese (dopo il 1400 a.C.). Il secondo alla Portella, sulla strada Santa Marina-Malfa, dell’età del Milazzese, violentemente distrutto intorno al 1270 a.C.
Tracce di un insediamento del VI-V sec. a.C. si osservano al Serro dell’Acqua.
Un abitato greco del IV sec. a.C. durato fino all’età imperiale romana era sito a Santa Marina, e tracce di queste epoche sono state trovate in vari punti dell’isola: tombe, case e le mura di una costruzione romana del I-II sec.d.C., visibili nel laghetto di Lingua fino al XVIII sec. e oggi interrate, una delle più cospicue testimonianze monumentali dell’età romana.
Dal IV sec. a.C fino alla conquista araba delle Isole Eolie avvenuta nell’838 ci sono stati insediamenti stabili di Greci, Romani e Bizantini. Dall’838 e fino al XVI sec. d.C. l’unica presenza umana nell’isola di Salina è testimoniata dall’insediamento rupestre alto medievale di Serro Perciato nel comune di Santa Marina.
I reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici sono oggi in buona parte custoditi nella Sezione Isole Minori del Museo Archeologico Regionale di Lipari. A Salina si possono visitare solo pochi resti in quanto gli insediamenti rinvenuti sono stati appunto essenzialmente ricoperti per preservarli da ulteriori deterioramenti.
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La gente

L’abate Gerolamo Maurando giunto nelle Isole Eolie al seguito di Ariadeno Barbarossa nel 1544, trova Salina ricoperta da vigneti, a testimonianza dell’esistenza di una florida attività economica probabilmente sin dal basso Medioevo, ma non di comunità organizzate. L’incombente e minacciosa presenza dei pirati aveva spopolato l’isola sin dall’età bizantina e la mancanza di fortificazioni aveva spinto i liparesi a frequentarla soltanto per le cure stagionali delle vigne e per i raccolti, come scriverà il Campis nel ‘600. Il ripopolamento vero e proprio di Salina, dopo l’abbandono di molti secoli, inizia lentamente alla fine del 1500, incoraggiato dalle concessioni enfiteutiche del vescovo di Lipari, desideroso di mettere a coltura le fertili terre dell’isola, si intensifica alla fine del 1700 e raggiunge l’apice nella metà del 1800. Nell’arco di 300 anni si ritrovano a vivere insieme, nei villaggi attorno alle Chiese di S.Marina ad est, della Madonna. del Terzito a sud, di S.Lorenzo a nord, di S.Onofrio a ovest, famiglie provenienti dall’intero bacino del basso tirreno, attratti dal miraggio della piccola proprietà o dalla possibilità di un lavoro più stabile, portando con sè storie e motivazioni diverse. Altra è la condizione di coloro che dal 700 si trovano già sull’isola ed hanno una posizione patrimoniale consolidata.
Da una comunità così varia e priva di comuni tradizioni ci si sarebbe potuti aspettare una costante dipendenza dall’isola maggiore, posta a poche miglia ed economicamente strutturata da secoli.
Alle soglie del 1800 si verificano invece improvvisamente le condizioni che permettono alla nuova comunità di affrancarsi dalle strozzature operate dai commercianti di Lipari e dell’area dello Stretto: l’improvvisa crescita della domanda di Malvasia. A richiedere la malvasia ai salinari per 10 anni consecutivi sono i 10.000 soldati inglesi che stanziati a Messina tentano di fronteggiare una possibile avanzata di Napoleone in Sicilia. Una commessa così duratura innesca il processo di sviluppo della economia locale, nasce una marineria autonoma e una buona parte dei proventi viene reinvestita nella coltura di nuove terre e nel potenziamento dei collegamenti con l’intero Mediterraneo. Tale crescente ricchezza consente alle piccole comunità dei villaggi di Salina di affrancarsi anche dal potere amministrativo di Lipari, a metà dell’800.
Verso il 1880 la flotta mercantile di Salina contava 150 velieri, tra feluche, bovi, marticane, golette e brigantini e la popolazione contava quasi 9 mila abitanti. Drammaticamente però, nella primavera del 1889 la filossera, che invade l’intera Europa distruggendo i vigneti, pone fine a tale periodo di prosperità e benessere. L’emigrazione parte emorragicamente ed in 15 anni la popolazione si dimezza.
Nel ‘900 si tentano vie alternative: con le rimesse degli emigrati e la protezione fascista del vescovo di Messina, mons. Angelo Paino, salinaro, arrivano la Banca, l’Azienda elettrica, i vapori della società Eolia di navigazione. Ma nell’arcipelago delle Isole Eolie solo l’industria dell’estrazione della pomice vive nell’alveo dorato del monopolio naturale e dà linfa all’isola maggiore, il resto campa assistito o muore.
Bisogna aspettare gli anni ’70 perché si affermi il nuovo modello di sviluppo incentrato sul turismo.
Oggi è necessario approntare in tutte le 7 le isole delle Eolie una seria programmazione, che permetta di coniugare una corretta industria dell’ospitalità, il potenziamento dell’agricoltura pregiata quali a Salina capperi e malvasia, e la valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale.
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Tradizioni religiose

A Valdichiesa si trova il Santuario della Madonna del Terzito, luogo di devozione e preghiera che ha visto sorgere prima una cappella nel V sec., diventata chiesa nel VII sec. e santuario nel XVII sec. La leggenda narra che un monaco orientale, per sfuggire alle persecuzioni, si fosse rifugiato nella fitta boscaglia di Valdichiesa. In questo luogo, dopo la morte dell’eremita, fu ritrovata una immagine della madonna ed edificata una chiesetta. L’appellativo Terzito deriva dallo spagnolo "tersillo", il triplice suono della campanella che scandiva e scandisce le preghiere e che, secondo il racconto popolare, alcuni boscaioli udirono nel 1622 nella vallata dove è sorta la nuova chiesa dedicata alla Madonna, sui resti della prima, dopo secoli di dimenticanza e di abbandono. Di particolare importanza gli ex-voto conservati nel Santuario, quadri ad olio e pitture su vetro dell’800 e dei primi del 900, che rappresentano un esempio pregevole di pittura popolare.
I festeggiamenti in onore della Madonna si svolgono il 23 luglio di ogni anno.
Il 10 agosto è la festa di San Lorenzo, patrono di Malfa. Ancora oggi, allo scoccare del mezzogiorno, i devoti del Santo scavano ritualmente nel terreno con le mani, alla ricerca di pezzettini di carbone. San Lorenzo è stato bruciato vivo sulla graticola e quindi tale rinvenimento è considerato un segno miracoloso.
In onore di San Giuseppe, ogni anno a Malfa il 19 marzo e a Leni il 1° maggio, si allestisce nella piazza della chiesa un lungo tavolo ricolmo di pietanze, “a tavuliata”. A Malfa la tradizione risale al 1835 , anno in cui alcuni marinai si rivolsero a San Giuseppe per essere salvati durante una tempesta in mare. Giunti a terra sani e salvi decisero di far dono ai poveri di pasta e ceci, cucinata in grandi pentoloni di rame, i “quadari”. L’usanza si è perpetuata nel tempo e oggi tutte le famiglie del paese preparano le pietanze: piatti tipici eoliani, pasta e ceci, carne, vino, dolci e frutta.
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Il cappero

Il cappero, il cui nome si fa risalire all’arabo "cabr" o "cabir" è originario della zona sub-tropicale asiatica. Ogni anno nella prima settimana di giugno si tiene a Salina una sagra in suo onore.
I capperi sono i fiori bellissimi eleganti ed esotici della pianta: vederli in fiore vuol dire che non ne è stata fatta la raccolta. I frutti sono i cocunci, con la forma simili ai cetriolini.
Nelle Isole Eolie vi sono due varietà di piante di cappero, la "nocella" e la "nocellara", i cui frutti da tempo immemore vengono messi sotto sale per conferire loro un gusto particolare. Terreno, coltivazione, aria, metodo di conservazione fanno del cappero di Salina in particolare un prodotto unico, l’emblema stesso dell’isola.
Il cappero è il protagonista della cucina eoliana, si trova negli antipasti, nelle insalate, nella pasta, nei condimenti per i secondi, e insieme ai cucunci anche da soli col pane fatto in caso e appena sfornato.
Oltre ad essere un piacere della tavola, il cappero ha ance proprietà curative, decantate già da un trattato del 600: sembra infatti che fosse un sedativo, suscitasse l’appetito, abbassasse la pressione arteriosa, mitigasse il mal di denti, e fosse afrodisiaco. Di recente ne sono state accertate le proprietà terapeutiche nella cura del colesterolo.
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Da fare e vedere a Salina

• Escursione alla riserva naturale orientata dei Monti Fossa delle Felci (968 mt) e dei Porri
• Gita al santuario della Madonna del Terzito a Valdichiesa, al laghetto di Lingua, al cratere di Pollara, al porticciolo di Malfa Cala Galera
• Consigliata la visita dell’isola in auto e il periplo dell’isola in barca con sosta a Pollara e a Punta Scario
• Visita alle tre pinacoteche e al museo.
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