{"id":6236,"date":"2019-12-27T08:37:26","date_gmt":"2019-12-27T07:37:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.eoliehouses.it\/storia-delle-isole-eolie\/salina\/"},"modified":"2020-03-23T19:25:40","modified_gmt":"2020-03-23T18:25:40","slug":"salina","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.eoliehouses.it\/en\/history-of-the-aeolian-islands\/salina\/","title":{"rendered":"Salina Island"},"content":{"rendered":"<p>I Greci la chiamavano Didyme (=gemelli) per la sua particolare forma dovuta a due rilievi vulcanici separati da una sella, l\u2019altopiano di Valdichiesa.<br \/>\nIl suo attuale nome deriva da un laghetto salmastro costiero nella frazione di Lingua, che un tempo era utilizzato come salina.<br \/>\nSalina \u00e8 l\u2019isola pi\u00f9 fertile delle Eolie, la pi\u00f9 verde e tranquilla, permeata da un senso di serenit\u00e0 e bellezza che ha affascinato anche Massimo Troisi, che qui ha girato Il Postino, il suo ultimo film. Nell\u2019ambito dell\u2019arcipelago delle Isole Eolie, Salina occupa il secondo posto per estensione con km 26,8 e per numero di abitanti.<\/p>\n<h2>Salina e i suoi 3 comuni<\/h2>\n<p>Dal punto di vista amministrativo, mentre tutte le altre 6 Isole Eolie formano un unico comune, quello di Lipari, nell\u2019isola di Salina vi sono ben tre comuni: Santa Marina Salina, Leni e Malfa.<br \/>\nSanta Marina \u00e8 la frazione principale di Salina col porto e il porticciolo turistico;<br \/>\nLeni, la greca Lenoi dal nome dei contenitori per la pigiatura dell\u2019uva, comprende lo scalo marittimo e la spiaggia di Rinella e l\u2019abitato di Valdichiesa;<br \/>\nMalfa deve il suo nome probabilmente ad un gruppo di Amalfitani qui emigrati nel XII sec. attirati dalle agevolazioni e dalle concessione date dai normanni per ripopolare le Isole Eolie. A Malfa si coltivano i vigneti di malvasia, i capperi e viene prodotta l\u2019uva passa (passulina).<br \/>\nMalfa comprende anche la pittoresca frazione di Pollara., un anfiteatro naturale a strapiombo sul mare, con le sue piccole case sparse che ospitano 60 persone: Pollara \u00e8 quanto rimane del pi\u00f9 vasto cratere delle Eolie, con un diametro di pi\u00f9 di 1 km. La baia di Pollara \u00e8 chiusa a nord dal Perciato, un promontorio forato dal mare: nel tufo della costa sono visibili i magazzini e i rifugi delle barche scavati dai pescatori.<\/p>\n<h2>Il film<\/h2>\n<p>Nel 1994 \u00e8 stato ambientato a Pollara il film Il Postino, tratto da un romanzo di Antonio Skarmeta, ispirato all\u2019esilio di Pablo Neruda e interpretato da Massimo Troisi e Philippe Noiret. La casa in cui sono state effettuate le riprese \u00e8 ogni anno meta di tanti visitatori affascinati dal film, dalla tranquillit\u00e0 del luogo, dagli odori e dai colori di ginestre, eriche e fiori di cappero.<\/p>\n<h2>Cenni geologici<\/h2>\n<p>Salina \u00e8 costituita da due gruppi di rilievo: a Est Monte Fossa delle Felci e Monte Rivi uniti tra loro da un crinale; a ovest Monte dei Porri. I due gruppi sono uniti dalla depressione di Valdichiesa.<br \/>\nTre principali formazioni geologiche costituiscono l\u2019isola: due di et\u00e0 pleistocenica e una di et\u00e0 wurmiana. Il Monte Rivi costituisce la prima formazione, il Monte Fossa delle Felci la seconda, il Monte dei Porri la terza. Sul versante occidentale si apre un ampio cratere solo in parte conservato, sul fondo del quale si trova l\u2019abitato di Pollara.<br \/>\nL\u2019isola \u00e8 costituita da sei vulcani. I pi\u00f9 antichi localizzabili a Pizzo di Corso e a Monte Rivi sono poco riconoscibili mentre Fossa delle Felci e Monte dei Porri conservano una forma quasi perfetta.<br \/>\nL\u2019eruzione pi\u00f9 recente a carattere esplosivo con produzione di grandi depositi pomicei, si verific\u00f2 circa 13 mila anni fa e form\u00f2 il cratere semicircolare di Pollara.<br \/>\nDell\u2019attivit\u00e0 endogena rimangono in atto alcuni modesti fenomeni post-vulcanici: una sorgente termale che sgorga in localit\u00e0 Pertuso e gli &#8220;sconcassi&#8221; che si verificano in prossimit\u00e0 di Rinella e consistono in una copiosa emanazione submarina di gas (idrogeno solforato) e di vapori. L\u2019esalazione, quando si accentua, determina lo sconvolgimento del fondo del mare.<\/p>\n<h2>La Riserva Naturale<\/h2>\n<p>Le alte pendici dell\u2019isola di Salina sono ammantate di felci, pioppi, castagni e della tipica macchia mediterranea con ginestre, mirti e corbezzoli. Le medie e basse pendici sono terrazzate e cosparse di cespugli di capperi, fichi d\u2019india, frutteti, oliveti, vigneti. Salina \u00e8 la maggiore produttrice di malvasia, il dolce vino giallo dorato e d\u2019intenso aroma, ed \u00e8 famosa anche per la produzione e l\u2019esportazione dei capperi.<br \/>\nPurtroppo varie zone coltivabili sono state abbandonate in seguito al fenomeno dell\u2019emigrazione comune anche alle altre isole dell\u2019arcipelago eoliano.<br \/>\nSalina \u00e8 l\u2019isola ideale per le passeggiate e per il trekking. Ad esempio, salendo sulla sommit\u00e0 della Fossa delle Felci, il tetto di Salina, il vulcano pi\u00f9 alto dell\u2019arcipelago delle Eolie (968 mt), con un cratere profondo 100 mt e di 600\/700 mt di diametro, si pu\u00f2 ammirare l\u2019isola nella sua interezza, tutte le altre Isole Eolie e le coste della Sicilia con l\u2019Etna. La passeggiata di trekking, tra sentieri e scalini di pietra, d\u00e0 una sensazione di pace e tranquillit\u00e0, al cospetto di pini, querce centenarie, rarissimi lecci secolari e arbusti sempreverdi di pi\u00f9 giovane generazione: ci si sente parte di un meraviglioso e complesso mondo, meritevole del pi\u00f9 profondo rispetto. Quasi in cima, dopo la fascia tagliafuoco, la fitta vegetazione lascia posto a steppa e rocce, e al Falco della Regina, simbolo di Salina per i naturalisti, dalle spettacolari tecniche di volo e dall\u2019imponente apertura alare, uccello molto raro. Dopo la steppa, le felci, prima rare e basse, poi sempre pi\u00f9 grandi e numerose. Il cratere della Fossa \u00e8 invaso dalle felci e da enormi castagni, in un paesaggio che riporta al mondo di gnomi, folletti e fate, tra ghiri e conigli selvatici: sembra che la natura ci inviti a gioire della sua magnificenza, dimenticando tristezze, dolori e delusioni&#8230;<br \/>\nIl viaggio di circumnavigazione dell\u2019isola offre colpi d\u2019occhio indelebili per le sue coste alte e solenni, per i suoi caratteristici terrazzi d\u2019emersione, per le ridenti spiaggette e per i centri abitati dalle tipiche casette bianche adagiati lungo il mare o a mezza costa.<br \/>\nL\u2019architettura tipica delle case dell\u2019isola non ha ancora subito delle modificazioni notevoli. Il tipo prevalente delle abitazioni \u00e8 dato da fabbricati a piano terreno unico con tetto a terrazzo e pergolato sorretto da colonne. Solo nei centri urbani vi sono case su due piani.<br \/>\nSalina \u00e8 un\u2019isola molto pittoresca e riesce agevole ammirare le sue bellezze panoramiche anche grazie all\u2019efficiente rete di strade che mettono in comunicazione le varie localit\u00e0: la rotabile costiera che collega Santa Marina a Lingua (a sud) e a Malfa (a Nord-ovest); la rotabile che attraversa Valdichiesa e raggiunge Leni e l\u2019approdo di Rinella; la deviazione che da Mafa porta a Pollara.<br \/>\nIl mare attorno a Salina \u00e8 ricco di \u201ccicirella\u201d sauri acciughe sardine occhiate e ope.<br \/>\nIl notevole patrimonio naturale animale e vegetale delle montagne Fossa delle Felci e dei Porri \u00e8 protetto dalla Riserva Naturale Orientata.<\/p>\n<h2>Cenni storici<\/h2>\n<p>Nell\u2019isola di Salina sono stati identificati due insediamenti dell\u2019et\u00e0 del bronzo, sulla costa orientale. Il primo sulla Serra dei Cianfi fiorito nell\u2019et\u00e0 di Capo Graziano (fra il XVIII e il XV sec. a.C.) e agli inizi della successiva et\u00e0 del Milazzese (dopo il 1400 a.C.). Il secondo alla Portella, sulla strada Santa Marina-Malfa, dell\u2019et\u00e0 del Milazzese, violentemente distrutto intorno al 1270 a.C.<br \/>\nTracce di un insediamento del VI-V sec. a.C. si osservano al Serro dell\u2019Acqua.<br \/>\nUn abitato greco del IV sec. a.C. durato fino all\u2019et\u00e0 imperiale romana era sito a Santa Marina, e tracce di queste epoche sono state trovate in vari punti dell\u2019isola: tombe, case e le mura di una costruzione romana del I-II sec.d.C., visibili nel laghetto di Lingua fino al XVIII sec. e oggi interrate, una delle pi\u00f9 cospicue testimonianze monumentali dell\u2019et\u00e0 romana.<br \/>\nDal IV sec. a.C fino alla conquista araba delle Isole Eolie avvenuta nell\u2019838 ci sono stati insediamenti stabili di Greci, Romani e Bizantini. Dall\u2019838 e fino al XVI sec. d.C. l\u2019unica presenza umana nell\u2019isola di Salina \u00e8 testimoniata dall\u2019insediamento rupestre alto medievale di Serro Perciato nel comune di Santa Marina.<br \/>\nI reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici sono oggi in buona parte custoditi nella Sezione Isole Minori del Museo Archeologico Regionale di Lipari. A Salina si possono visitare solo pochi resti in quanto gli insediamenti rinvenuti sono stati appunto essenzialmente ricoperti per preservarli da ulteriori deterioramenti.<\/p>\n<h2>La gente<\/h2>\n<p>L\u2019abate Gerolamo Maurando giunto nelle Isole Eolie al seguito di Ariadeno Barbarossa nel 1544, trova Salina ricoperta da vigneti, a testimonianza dell\u2019esistenza di una florida attivit\u00e0 economica probabilmente sin dal basso Medioevo, ma non di comunit\u00e0 organizzate. L\u2019incombente e minacciosa presenza dei pirati aveva spopolato l\u2019isola sin dall\u2019et\u00e0 bizantina e la mancanza di fortificazioni aveva spinto i liparesi a frequentarla soltanto per le cure stagionali delle vigne e per i raccolti, come scriver\u00e0 il Campis nel \u2018600. Il ripopolamento vero e proprio di Salina, dopo l\u2019abbandono di molti secoli, inizia lentamente alla fine del 1500, incoraggiato dalle concessioni enfiteutiche del vescovo di Lipari, desideroso di mettere a coltura le fertili terre dell\u2019isola, si intensifica alla fine del 1700 e raggiunge l\u2019apice nella met\u00e0 del 1800. Nell\u2019arco di 300 anni si ritrovano a vivere insieme, nei villaggi attorno alle Chiese di S.Marina ad est, della Madonna. del Terzito a sud, di S.Lorenzo a nord, di S.Onofrio a ovest, famiglie provenienti dall\u2019intero bacino del basso tirreno, attratti dal miraggio della piccola propriet\u00e0 o dalla possibilit\u00e0 di un lavoro pi\u00f9 stabile, portando con s\u00e8 storie e motivazioni diverse. Altra \u00e8 la condizione di coloro che dal 700 si trovano gi\u00e0 sull\u2019isola ed hanno una posizione patrimoniale consolidata.<br \/>\nDa una comunit\u00e0 cos\u00ec varia e priva di comuni tradizioni ci si sarebbe potuti aspettare una costante dipendenza dall\u2019isola maggiore, posta a poche miglia ed economicamente strutturata da secoli.<br \/>\nAlle soglie del 1800 si verificano invece improvvisamente le condizioni che permettono alla nuova comunit\u00e0 di affrancarsi dalle strozzature operate dai commercianti di Lipari e dell\u2019area dello Stretto: l\u2019improvvisa crescita della domanda di Malvasia. A richiedere la malvasia ai salinari per 10 anni consecutivi sono i 10.000 soldati inglesi che stanziati a Messina tentano di fronteggiare una possibile avanzata di Napoleone in Sicilia. Una commessa cos\u00ec duratura innesca il processo di sviluppo della economia locale, nasce una marineria autonoma e una buona parte dei proventi viene reinvestita nella coltura di nuove terre e nel potenziamento dei collegamenti con l\u2019intero Mediterraneo. Tale crescente ricchezza consente alle piccole comunit\u00e0 dei villaggi di Salina di affrancarsi anche dal potere amministrativo di Lipari, a met\u00e0 dell\u2019800.<br \/>\nVerso il 1880 la flotta mercantile di Salina contava 150 velieri, tra feluche, bovi, marticane, golette e brigantini e la popolazione contava quasi 9 mila abitanti. Drammaticamente per\u00f2, nella primavera del 1889 la filossera, che invade l\u2019intera Europa distruggendo i vigneti, pone fine a tale periodo di prosperit\u00e0 e benessere. L\u2019emigrazione parte emorragicamente ed in 15 anni la popolazione si dimezza.<br \/>\nNel \u2018900 si tentano vie alternative: con le rimesse degli emigrati e la protezione fascista del vescovo di Messina, mons. Angelo Paino, salinaro, arrivano la Banca, l\u2019Azienda elettrica, i vapori della societ\u00e0 Eolia di navigazione. Ma nell\u2019arcipelago delle Isole Eolie solo l\u2019industria dell\u2019estrazione della pomice vive nell\u2019alveo dorato del monopolio naturale e d\u00e0 linfa all\u2019isola maggiore, il resto campa assistito o muore.<br \/>\nBisogna aspettare gli anni \u201970 perch\u00e9 si affermi il nuovo modello di sviluppo incentrato sul turismo.<br \/>\nOggi \u00e8 necessario approntare in tutte le 7 le isole delle Eolie una seria programmazione, che permetta di coniugare una corretta industria dell\u2019ospitalit\u00e0, il potenziamento dell\u2019agricoltura pregiata quali a Salina capperi e malvasia, e la valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale.<\/p>\n<h2>Tradizioni religiose<\/h2>\n<p>A Valdichiesa si trova il Santuario della Madonna del Terzito, luogo di devozione e preghiera che ha visto sorgere prima una cappella nel V sec., diventata chiesa nel VII sec. e santuario nel XVII sec. La leggenda narra che un monaco orientale, per sfuggire alle persecuzioni, si fosse rifugiato nella fitta boscaglia di Valdichiesa. In questo luogo, dopo la morte dell\u2019eremita, fu ritrovata una immagine della madonna ed edificata una chiesetta. L\u2019appellativo Terzito deriva dallo spagnolo &#8220;tersillo&#8221;, il triplice suono della campanella che scandiva e scandisce le preghiere e che, secondo il racconto popolare, alcuni boscaioli udirono nel 1622 nella vallata dove \u00e8 sorta la nuova chiesa dedicata alla Madonna, sui resti della prima, dopo secoli di dimenticanza e di abbandono. Di particolare importanza gli ex-voto conservati nel Santuario, quadri ad olio e pitture su vetro dell\u2019800 e dei primi del 900, che rappresentano un esempio pregevole di pittura popolare.<br \/>\nI festeggiamenti in onore della Madonna si svolgono il 23 luglio di ogni anno.<br \/>\nIl 10 agosto \u00e8 la festa di San Lorenzo, patrono di Malfa. Ancora oggi, allo scoccare del mezzogiorno, i devoti del Santo scavano ritualmente nel terreno con le mani, alla ricerca di pezzettini di carbone. San Lorenzo \u00e8 stato bruciato vivo sulla graticola e quindi tale rinvenimento \u00e8 considerato un segno miracoloso.<br \/>\nIn onore di San Giuseppe, ogni anno a Malfa il 19 marzo e a Leni il 1\u00b0 maggio, si allestisce nella piazza della chiesa un lungo tavolo ricolmo di pietanze, \u201ca tavuliata\u201d. A Malfa la tradizione risale al 1835 , anno in cui alcuni marinai si rivolsero a San Giuseppe per essere salvati durante una tempesta in mare. Giunti a terra sani e salvi decisero di far dono ai poveri di pasta e ceci, cucinata in grandi pentoloni di rame, i \u201cquadari\u201d. L\u2019usanza si \u00e8 perpetuata nel tempo e oggi tutte le famiglie del paese preparano le pietanze: piatti tipici eoliani, pasta e ceci, carne, vino, dolci e frutta.<\/p>\n<h2>Il cappero<\/h2>\n<p>Il cappero, il cui nome si fa risalire all\u2019arabo &#8220;cabr&#8221; o &#8220;cabir&#8221; \u00e8 originario della zona sub-tropicale asiatica. Ogni anno nella prima settimana di giugno si tiene a Salina una sagra in suo onore.<br \/>\nI capperi sono i fiori bellissimi eleganti ed esotici della pianta: vederli in fiore vuol dire che non ne \u00e8 stata fatta la raccolta. I frutti sono i cocunci, con la forma simili ai cetriolini.<br \/>\nNelle Isole Eolie vi sono due variet\u00e0 di piante di cappero, la &#8220;nocella&#8221; e la &#8220;nocellara&#8221;, i cui frutti da tempo immemore vengono messi sotto sale per conferire loro un gusto particolare. Terreno, coltivazione, aria, metodo di conservazione fanno del cappero di Salina in particolare un prodotto unico, l\u2019emblema stesso dell\u2019isola.<br \/>\nIl cappero \u00e8 il protagonista della cucina eoliana, si trova negli antipasti, nelle insalate, nella pasta, nei condimenti per i secondi, e insieme ai cucunci anche da soli col pane fatto in caso e appena sfornato.<br \/>\nOltre ad essere un piacere della tavola, il cappero ha ance propriet\u00e0 curative, decantate gi\u00e0 da un trattato del 600: sembra infatti che fosse un sedativo, suscitasse l\u2019appetito, abbassasse la pressione arteriosa, mitigasse il mal di denti, e fosse afrodisiaco. Di recente ne sono state accertate le propriet\u00e0 terapeutiche nella cura del colesterolo.<\/p>\n<h2>Da fare e vedere a Salina<\/h2>\n<p>\u2022 Escursione alla riserva naturale orientata dei Monti Fossa delle Felci (968 mt) e dei Porri<br \/>\n\u2022 Gita al santuario della Madonna del Terzito a Valdichiesa, al laghetto di Lingua, al cratere di Pollara, al porticciolo di Malfa Cala Galera<br \/>\n\u2022 Consigliata la visita dell\u2019isola in auto e il periplo dell\u2019isola in barca con sosta a Pollara e a Punta Scario<br \/>\n\u2022 Visita alle tre pinacoteche e al museo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Greci la chiamavano Didyme (=gemelli) per la sua particolare forma dovuta a due rilievi vulcanici separati da una sella, l\u2019altopiano di Valdichiesa. Il suo attuale nome deriva da un laghetto salmastro costiero nella frazione di Lingua, che un tempo era utilizzato come salina. 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