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L'Isola di Stromboli


Stromboli, il vulcano più attivo del Mediterraneo, è un’isola di km 12,6 di superficie e deve il suo nome a Strongyle=rotonda per gli antichi.
Dagli abissi del Tirreno si erge, in una sinfonia di colori, la mole dello Stromboli dalle pendici slanciate, che si stagliano vigorosamente in un cielo di zaffiro: un "gigante nero" si staglia in tutta la sua imponenza sul mare blu intensissimo.
Da millenni il cono vulcanico con il pennacchio e i suo "scatti" come sono chiamati i rimbombi delle esplosioni, è come un faro per i naviganti. A coloro che si avvicinano all’isola, appena l’oriente comincia a scurirsi, diventa visibile la fiamma dello Stromboli. Incute un timoroso rispetto questo giovanissimo vulcano di 100.000 anni, con le sue tre bocche in perenne attività esplosiva e i suoi 2000 mt di altezza, tra cono e fondale.



La vegetazione

Sulle falde orientali dello Stromboli, coperte da un manto di verde, spiccano tipiche casette bianche, come candide farfalle su un prato di smeraldo. Alcune sono disposte lungo le nere spiagge o presso gli scogli di lava, altre sono appollaiate attorno alle chiese o nascoste tra ulivi centenari. Altre infine si inerpicano sulle pendici scoscese del monte e un tempo offrirono rifugio agli Strombolani che fuggivano dalle scorrerie dei pirati saraceni.
Attorno al paese si allineano lunghe siepi di fichi d’India; sparsi capricciosamente sulle balze o aggrappate ai muri, i capperi fanno bella mostra della loro forma di ombrelli verdeggianti, in estate ornati di candidi fiori; in primavera, i folti ulivi e i vigneti, intersecati da filari di glicine, roveti e ginestre, ingolfati in un mare di alte erbe e fiori selvatici, offrono un incantevole scenario policromo. Una nota sinfonica completa questo quadro idilliaco: la nenia delle cicale.
Al versante orientale dell’isola, rivestito di lussureggiante vegetazione e inondato da un oceano di luce, fra sorriso di mare e splendore di cielo, fa contrasto il versante nord, aspro e tetro.
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Cenni Geologici e l'attività stromboliana

Le quattro unità morfologiche che costituiscono l’isola di Stromboli sono:
l’antico vulcano-stato (Paleostromboli) di Serra Vancori, la sommità del vulcano (926 mt), a sud, a strapiobo su Ginostra, da cui si scorgono nei giorni di buona visibilità, l’Etna e la Sicilia, lo stretto di Messina e la costa della Calabria;
la cima (918 mt), 500 mt a nord del primo;
il cratere attuale a mt 300 a nord della cima (Neostromboli);
il neck di Strombolicchio.
L’apparato vulcanico di Stromboli si trova nell’intersezione di due faglie, una con direzione SW-NE, passante per Lipari e Panarea, e l’altra con direzione EW, che attraversa i due rilievi sottomarini a meno di mille metri di profondità a ovest di Stromboli.
Nella terrazza craterica si osservano delle bocche eruttive il cui numero varia continuamente, la cui attività consiste nel lancio di brandelli di lava e di scorie incandescenti, accompagnati da esplosioni più o meno violente e dall’emissione di vapori e efflussi lavici.
Questa attività moderata, che specialmente di notte offre uno spettacolo unico e indimenticabile, a volte viene interrotta da brevi e violente fasi esplosive che talvolta si concludono con effusione di magma che si riversa lungo il pendio della Sciara del Fuoco.
Una delle più disastrose eruzioni fu quella del 1930. Le più recenti si sono verificate nel 1959 e 1966.
In genere le colate laviche non presentano alcun pericolo per gli abitanti dell’isola, poiché esse defluiscono lungo la Sciara del Fuoco, non potendo deviare in altre zone per l’esistenza dei "fili" che la limitano.
L’attività dello Stromboli è considerata essenzialmente esplosiva, tanto che da esso ha preso il nome nella terminologia vulcanica quella particolare attività detta appunto "stromboliana".
L’attività dello Stromboli non differisce però essenzialmente da quella dei vulcani a magma basico con condotto normalmente aperto e pertanto dobbiamo ritenere che in ogni tempo si sia avuta anche una attività effusiva poco appariscente unitamente ad una attività esplosiva più rilevante e di maggior rilievo.
Effettuando il periplo dell’isola, troviamo il vasto lido di Scari (Scalo), attuale porto e la spiaggia di Ficogrande, vecchio approdo: queste spiagge, fino alla prima guerra mondiale, ospitavano grossi velieri che rendevano la Marna di Stromboli la più importante dell’arcipelago delle Isole Eolie.
Le numerose calette della zona di Piscità, spiaggette nere tra scogliere laviche, precedono la Sciara del Fuoco, ripido e ampio pendio creato dalla lava che fluisce verso il mare. In cima alla Sciara, l’apparato eruttivo dello Stromboli.
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Ginostra

Un promontorio divide la Sciara del Fuoco dal borgo di Ginostra, con le sue casette dominanti precipizi rocciosi orlati di agavi e ingolfate tra fichi d’India e uliveti, che conferiscono alla zona fascino e un tono idilliaco. Fino a qualche anno fa, si accedeva al borgo di Ginostra dallo scalo di Pertuso, il più piccolo porto naturale del mondo: l’aliscafo o la nave si fermavano al largo e una piccola barca faceva la spola per accogliere i viaggiatori.
Al paesino di Ginostra si sale per una ripida mulattiera, con larghi scalini in pietra, che passa vicino ala sagrato della chiesa di san Vincenzo, luogo di culto e riunione per i suoi trenta abitanti. E’ un’oasi di pace e semplicità: le casette bianche quasi tutte disabitate, il silenzio, la dignità e l’orgoglio degli abitanti, avvezzi alla solitudine anche per settimane, quando il mare è mosso e Ginostra rimane completamente isolata.
A Ginostra è stato identificato un insediamento della cultura di Capo Graziano, 17° sec. a.C.
Dopo Ginostra si susseguono costoni di roccia alternate da frane di massi e profondi canaloni sabbiosi, che dalla vetta del monte scendono rapidamente fino al mare, in uno scenario grandioso, selvaggio e sterile. Fino ad arrivare alla zona pianeggiante di Lena, tra il verde delle ginestre e dei fochi d’India, che riportano al vasto lido di Scari.
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L'Architettura

L’abitato di Stromboli fino alla prima metà del secolo scorso si estendeva in prossimità del mare, lungo le spiagge di scari e Ficogrande e la scogliera di Piscità. Oggi la zona centrale del paese si adagia più a monte, attorno alla chiesa di San Vincenzo. L’architettura di Stromboli è l’antico stile eoliano altrove scomparso, casette bianche basse di forma cubica, con "bagghi e pulera", belle nella loro semplicità.
Imponenti con i loro superbi campanili e cupole, i due artistici templi a tre navate di S.Vincenzo Ferreri, piccola edicola del 1615 divenuta chiesa nel 1725 e più volte ampliata e ristrutturata, e di San Bartolomeo, edificata nel 1801.
Dalla terrazza della piazza antistante la chiesa di S.Vincenzo, si gode una bella veduta d’insieme del paese, con il vulcano dietro, Iddu, e il mare infinito davanti
Oltre alla strada principale che dal porto di Scari conduce a San Vincenzo e poi a San Bartolomeo e a Piscità, vi sono tante stradine che scendono veso il mare, tranquille e silenziose, tutte da scoprire per i colori, gli odori della vegetazione e l’architettura delle case.
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Archeologia

Nel 1975 durante i lavori per la costruzione della strada litoranea che collega Scari con Ficogrande, è stata scoperta una necropoli greca con tombe della fine del IV e dei primi decenni del III sec. a.C.. Tra il copioso materiale venuto in luce, meritano particolare attenzione alcuni vasetti di corredo di pregevole fattura, decorati nello stile di Gnathia e terrecotte teatrali con personaggi delle commedie di Menandro
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Cenni Storici

Gli abitanti convivono da almeno tremila anni con i rimbombi e le frequenti eruzioni. Stromboli inizialmente era colonia agricola di Lipari e veniva abitata solo nel periodo della semina e del raccolto. Successivamente, dal XVI sec. a.C. iniziò ad essere abitata stabilmente.
Lo sviluppo dell’isola è storicamente legato al mare e alla tradizione marinara. Stromboli era tappa obbligata per coloro che attraversavano il Tirreno. Il mito di Eolo, che da qui controllava i venti, forse nasconde la tradizionale capacità dei marinai di Stromboli di interpretare la direzione e l’intensità dei venti dalla disposizione dei fumi sul vulcano.
L’isola, nell’Ottocento, aveva una flotta di ben 65 velieri che navigavano nel mediterraneo e collegavano la Sicilia a Napoli. L’introduzione delle navi a vapore e l’inaugurazione del collegamento ferroviario tra Napoli e Reggio Calabria, misero in crisi l’economia isolana.
Agli stenti e alle difficoltà economiche si aggiunsero forti eruzioni: nel 1930 il maremoto con onde alte più di trenta metri fece fuggire terrorizzata gran parte della popolazione. L’isola di Stromboli, dai 5 mila abitanti dell’inizio del secolo, è passata agli attuali 400, complice l’emigrazione e il miraggio di un nuovo mondo, l’Australia.
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Il film

Poi, come per Vulcano, fu un film a puntare i riflettori e a suscitare l’interesse del grande pubblico su Stromboli: nel 1949 il regista Roberto Rossellini gira "Stromboli" interpretato da Ingrid Bergman. In Via V. Emanuele vi è una targa che indica la casa dove il regista e l’attrice hanno vissuto la loro storia d’amore.

In estate fervono le attività commerciali che ruotano attorno ai commercianti, che hanno in parte modificato i caratteri tradizionali della comunità del luogo.
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Strombolicchio

Sul mare, a un miglio da Stromboli, di fronte alla spiaggia di Ficogrande, si staglia l’isolotto di Strombolicchio, un neck vulcanico, cioè la parte di lava interna e solidificata del più vecchio cono vulcanico di tutte le Isole Eolie. Strombolicchio offre uno spettacolo altamente suggestivo, con la sua forma da castello medioevale con le pareti rocciose a strapiombo sul mare. La sua parvenza di baluardo inaccessibile non scoraggiò l’uomo, che volle tentare la scalata per conquistarne la vetta: ancora nella parte inferiore sono visibili tracce di gradini scalpellati nella dura pietra.
Nel 1920 vennero iniziati i lavori per la costruzione di una scala di oltre 200 gradini e di una terrazza sulla piattaforma superiore, dominata da un faro, lavori ultimati nel 1927. In origine lo scoglio di Strombolicchio era alto 56 metri e venne ridotto a 43 mt.
Allo Strombolicchio si accede oggi da una scaletta di ferro arrugginita e da ripidi scalini scavati nella roccia: colonie di uccelli marini nidificano dappertutto.
Dalla terrazza si ammirano le caratteristiche peculiari di Strombolicchio: spuntoni di rocce in cui germogliano piante di capperi e fichi d’india; scogli sforacchiati per l’azione abrasiva del mare; profonde scanalature e grotte dove nidificano gabbiani; la famosa rupe dalla forma di colossale testa equina; ciclopici bastioni, che cadono a picco sul mare ed esili scogli che si slanciano con ardite forme. L’immensa distesa marina attorno a Strombolicchio sembra delimitata a est dalla catena dell’Appennino calabro, e a sud, accanto alla magnifica mole dello Stromboli, dai Monti Peloritani e Nebrodi, sovrastati dall’immensa mole dell’Etna.
Entusiasmante e indimenticabile la visita sottomarina di questo paradiso blu: attinie, gorgonie rosse, stelle marine, spugne, coralli, colonie di astroides arancioni, alghe marroni e gialle.. Strombolicchio, così irregolare nella parte emersa, sottacqua è una colonna di pietra che sale dalle profondità del mare con pareti lisce e levigate e, nonostante la limpidezza dell’acqua, non si vede il fondo: si è sospesi nel blu assoluto!!
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Salita ai crateri

La salita ai crateri sommitali del vulcano Stromboli si effettua mediante un ripido sentiero che dall’abitato di Piscità conduce a Punta Labronzo e poi sale rapidamente ai 918 mt del Pizzo sopra la Fossa.
Arrivando al molo di Scari, la costa meridionale dell’isola mostra una serie di profondi valloni tra pareti laviche: sono i fianchi profondamente incisi dell’antico vulcano, che 100.000 anni fa emerse dalle acque e che costituisce l’ossatura dell’isola. A settentrione e a occidente, i materiali più recenti, eruttati negli ultimi 26.000 anni hanno interamente ricoperto l’antico edificio vulcanico: infatti gli abitati di San Vincenzo e San Bartolo e la stradina che porta a Punta Labronzo poggiano sui fianchi del più importante tra i vulcani recenti, detto Neostromboli. Era un vulcano principalmente effusivo le cui colate hanno coperto il fianco occidentale del più antico Paleostromboli, e sono occultate dai canneti in vicinanza del mare e più su da una fitta macchia mediterranea.
Sul sentiero per il Pizzo, a circa mt 600 slm si incontrano sottili colate di lava color ruggine, l’ultima difficoltà per l’escursionista prima di guadagnare la vista del più settentrionale tra i crateri attivi.
Dopo le prime curve del sentiero compare la Sciara del fuoco, una vasta depressione nella quale si canalizzano i materiali eruttati dai crateri sommitali, quali le bombe vulcaniche che rotolano fino a tuffarsi con fragore in mare.
Raggiunto il Pizzo, dopo circa 3 ore di cammino, lo spettacolo che si presenta trasmette subito la sensazione di trovarsi dove la Terra è viva: fumi densi, colore giallastro del terreno, acre odore di zolfo, le frequenti detonazioni che richiamano l’attenzione verso l’oggetto che rende unica quest’isola: la terrazza craterica che si apre mt 120 sotto il Pizzo e che contiene i tre crateri attivi con le loro numerose bocche eruttive. Il Pizzo è quel che resta dell’orlo di un antico cratere, quello del Neostromboli, che è scivolato in mare circa 5.000 anni fa e le cui pareti verticali sono ancora visibili ai lati della Sciara del Fuoco. Nella fossa prodotta dall’immane frana sono cresciuti gli attuali crateri, che eruttando materiale hanno solo parzialmente colmato l’antica depressione.
Questo processo geologico è avvenuto anche per la cresta dei Vancori, che rappresenta il relitto di un centro vulcanico più antico scivolato in mare 13.000 anni fa.
La frequente e piuttosto regolare attività eruttiva dello Stromboli è sempre accompagnata d forti detonazioni e dalla emissione di bombe e lapilli che nelle ore serali e notturne si trasforma in un affascinante spettacolo pirotecnico. Le esplosioni presentano numerose varianti: getti di lava fusa accompagnati da sibili acuti, prodotti da piccoli e aguzzi conetti chiamati "hornito", in spagnolo "fornetto"; grandi esplosioni che disperdono in aria un’ampia rosa di bombe e lapilli incandescenti accompagnate da secche detonazioni; sbuffi di cenere nera dal cratere più a sud, che salgono in aria come minacciose colonne e fanno ricadere una fine sabbia sulla testa degli escursionisti.
Questa attività eruttiva esplosiva è prodotta da grandi bolle di gas che si liberano dal magma fuso che arriva in superficie dall’interno delle bocche eruttive. Essa viene proprio definita dai vulcanologi "attività Stromboliana" ed è comune ai vulcani basaltici del pianeta.
La visione di questo avvincente fenomeno geologico è relativamente sicura per il visitatore dal punto di osservazione del Pizzo sopra la Fossa. Lo spettacolo offerto dalla natura potrà essere piacevolmente ricordato se si evitano certe imprudenze che possono trasformarlo in tragedia. Le bombe che accompagnano le esplosioni possono raggiungere alcune decine di chili di peso con temperature di 1.000 gradi centigradi..Vietato quindi: avvicinarsi alle bocche per fotografare o filmare; avvicinarsi ai fortini in pietra eretti in prossimità del cratere meridionale; scendere nella angusta sella sotto il Pizzo, vicino ai crateri attivi, dove anche le esalazioni dei gas rendono difficile la respirazione; è infine buona regola non sostare per la notte nella zona sommitale del vulcano, perché lo Stromboli, come tutti i vulcani attivi, è soggetto a rapide variazioni nell’intensità delle manifestazioni eruttive che non sono facilmente prevedibili e quantificabili e che possono interessare l’intera area sommitale.
Stromboli è una montagna e presenta zone con notevoli difficoltà di accesso, specie se vengono percorse di notte: le asperità del terreno e la perenne attività eruttiva consigliano di rivolgersi per l’escursione a guide esperte che conoscono bene la montagna e il vulcano e che sono aggiornati sulle condizioni dell’attività eruttiva.
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Da fare e vedere a Stromboli, Isole Eolie, l'agenzia Eolie Houses consiglia:

• Scalata con guida al Cratere (926 mt), 3 ore circa;
• Gita in barca a Strombolicchio, a Ginostra e anche in notturna alla Sciara del Fuoco.
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